IL GENOCIDIO DEI MERIDIONALI

Il popolo del nord non sa che, dopo l’unità d’Italia, il nascente sistema capitalistico settentrionale, coadiuvato da una corrotta classe dirigente, promosse una sistematica politica di impoverimento sociale ed economico del meridione allo scopo di renderlo conforme ad una volontà colonizzatrice, strategicamente realizzata per lo sviluppo industriale del settentrione.
Il popolo del nord non sa che, nell’ambito di quella scientifica quanto ignobile scelta, rientrava il desiderio di determinare, nel sud, un terreno adatto all’allevamento di una mano d’opera a basso costo dalla quale attingere le energie e le forze necessarie per incrementare, attraverso la tragedia di una inevitabile e disperata migrazione verso le terre del settentrione, la produttività delle imprese che si affacciavano nell’abisso del mercato mondiale. E quante risate, se non generassero anche rabbia, dovrebbero suscitare quelle sarcastiche affermazioni di molti settentrionali sulla presunta scarsa laboriosità del popolo meridionale; di quello stesso popolo ridotto ad un lavoro schiavistico sia nelle terre del nord, sia nelle proprie, conformemente a quanto accade a tutte le genti ridotte alla povertà!
Il popolo del nord non sa che quella politica delle due velocità, determinata secondo il più degenerativo disprezzo di intere generazioni umane, sacrificate sull’altare di un profitto immediato, è stata perpetrata per decenni fino a determinare l’impossibilità materiale di una unificazione autentica delle popolazioni, realizzando una trasposizione, sul piano geografico, di quella scissione tra una classe di benestanti ed una di poveri che si è tradotta, da un punto di vista sociale, in una disomogeneità economica, politica e, finanche, infrastrutturale tra le due realtà.
Il popolo del nord non sa che questa disarmonia, a tutti i livelli, è anche alla base di quell’antropologica diffidenza tra le popolazioni delle due aree geografiche che ha fatto fiorire, tra l’altro, anche questo grottesco, paradossale – infarcito di ignoranza e subcultura – fenomeno tribale che va sotto il nome di Lega Nord.
Il popolo del nord non sa che quelle mafie che imperversano nel meridione e lo tengono bloccato nel suo tentativo di emergere da quell’oscurantismo culturale ed economico che lo annienta da secoli, sono state finanziate, subdolamente sostenute e sistematicamente favorite dal potere politico centrale, imperniato sull’imperialismo industriale del nord, perché la loro infame presenza nel tessuto sociale del cosiddetto mezzogiorno rappresentava una favorevole congiuntura per quella politica di impoverimento e, allo stesso tempo, di assoggettamento e sfruttamento.
Il popolo del nord non sa che il sistema di potere della finta unità d’Italia ha attinto dal meridione medesimo le menti più politicamente spregiudicate e ignobilmente legate ai criteri mafiosi perché potesse più astutamente ed efficacemente realizzare quella politica colonizzatrice. E, così, si è determinata una duplice beffa per le popolazioni del sud: da un lato, mercificate per rimpinguare il mercato del lavoro a basso costo finanziario e sociale e, dall’altro, tenute a bada da finte politiche di sviluppo – vedi la famigerata cassa del mezzogiorno – portate avanti da un gruppo dirigente che di meridionale ha avuto solo il luogo di nascita, asservito come è stato ad una logica di sfruttamento e di regresso di un popolo ingannato in ciò che di più sacro ed inviolabile lo ha caratterizzato: la speranza di un futuro per sé e per i propri figli. Sotto le mentite spoglie di una politica nazionale e di uno stato che la rappresentasse, quella oligarchia asservitrice del nord ha smembrato un tessuto sociale meridionale costituito da secoli di economia, cultura, ricerca scientifica e tecnologica, annichilendo sul nascere quell’enorme potenziale di genialità e capacità produttiva che ha sempre caratterizzato un popolo noto per la sua vitalità e vigoria intellettuale. Quella politica malata, non imperniata su quei valori di democrazia, uguaglianza, rispetto per i popoli e sviluppo umano e sociale, che caratterizza ogni autentica e sana politica, ma incentrata esclusivamente sulla ricerca di un immediato arricchimento, ha determinato una economia basata su elementi volgarmente sovrastrutturali e finanziari, dall’edilizia fino alle banche, che ha portato gradualmente ed inesorabilmente ad uno sgretolamento delle forze nobili dell’intero paese e ad una crescita fittizia dell’economia a fronte di un contestuale quanto inevitabile aumento del debito pubblico.
I leghisti, in quella loro proverbiale ignoranza che li rende così grotteschi nella loro ostentata saccenteria, non sono in grado di comprendere che, parallelamente a quella azione colonizzatrice, si è sviluppata, col passare dei decenni, conformemente ad un paese che andava, comunque, delineandosi, una politica statalista caratterizzata da perversi intrecci con gli interessi locali e con i vari gruppi sociali determinando lo sviluppo di una economia illiberale ed imperniata su logiche corporativiste quanto egoistiche che raggiunse il suo apice istituzionale con l’avvento del fascismo.
Al sud la connivenza con le mafie e, nel resto del paese, un promiscuo intreccio tra affari e politica, interessi di casta e azione legislativa, hanno determinato la frammentazione della società e della economia in una miriade di piccole realtà egoistiche e al di fuori di qualsivoglia strategia unitaria, rappresentando, in un classico circolo vizioso, il materiale adatto per la sopravvivenza di una politica lottizzatrice e di stampo feudale che ha rappresentato l’ostacolo più grande per la realizzazione di una autentica unificazione del paese.
E, così, come un’onda tzunamica, da quel sud oltraggiato e sacrificato per gli sporchi interessi di una oligarchia finanziaria, è risalita inesorabile, fino all’altra estremità del paese, una sottocultura affaristica che ha devastato, nel corso dei decenni, ogni realtà produttiva ed autenticamente economica, annichilendo tutte le migliori menti e le più grandi risorse umane dell’intera penisola, ostacolando il sorgere di un paese strutturalmente capace e determinato alla realizzazione di un orizzonte comune, attraverso la ricerca scientifica e tecnologica, una sana politica ed una vera economia, lasciando alla estemporaneità e alla passione irriducibile di pochi il nascere di splendide realtà culturali che, pur nella melma di una nazione oltraggiata da una classe dirigente mafiosa, hanno dato lustro al nostro paese.
Quegli irriducibili dell’ignoranza e dell’insipienza della lega che credono ingenuamente di aver contribuito, in questi ultimi decenni di governo, al sorgere di una nuova epoca, non sanno di aver partecipato, invece, all’epilogo di quella politica corporativista, illiberale e statalista nella sua accezione più grottesca, il populismo berlusconiano, dove, nella macchiettistica ed incolta figura di un ibrido tra affarismo privatistico e statalistico, si è realizzata l’unione di quella oligarchia finanziaria del nord con quella degenerativa politica clientelare da essa stessa generata.
Il popolo del nord non sa, dunque, di essere, nello stesso tempo, padre e figlio di questa Italia che non riesce a decollare; padre, in quanto appartenente a quel settentrione che ha innescato la degenerazione, figlio, in quanto erede, come tutto il popolo italiano, di una realtà pesante da risollevare e che richiederà tutto’ l’amore e la generosità di un autentico e consapevole popolo.

Giuseppe Albano

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