“LA GRANDE BELLEZZA” CONTRO “LA GRANDE BRUTTEZZA”

“La grande bellezza”, il film di Sorrentino premiato recentemente con l’oscar e, più in generale, accolto con grande favore dalla critica internazionale, non ha riscontrato gli stessi consensi in Italia, soprattutto in quella schiera di critici politicanti e mondani, pervasi da un intellettualismo fatuo e da un debole per quel “mondo incantato”, nel bosco della cattiva politica e della vuota erudizione, che viene raccontato dalle loro penne esangui e prive di ogni profondità. Viene il sospetto, insomma, che proprio di loro si parli in questo capolavoro!
Ma vediamo le loro critiche su che cosa sono imperniate.
Ciò che fondamentalmente si rimprovera al regista napoletano è il fatto che egli avrebbe palesato l’intenzione di riproporre sostanzialmente, in chiave attuale, i temi che erano alla base de “La dolce vita” di Fellini senza essere stato capace di riprodurre quella vivacità e passione che avevano caratterizzato la Roma del precedente film e di non essere riuscito ad infondere nella sua regia quello stesso pathos partecipativo in riferimento all’umanità e alle vicende dei suoi protagonisti, palesando invece una certa “freddezza” filosofica rispetto a quella vitalità drammatica che, come in un romanzo, era alla base dell’originale.
Sorrentino, dunque, come si vede, è accusato, da un lato, di aver voluto proporre una sorta di sequel de “La dolce vita”, dall’altro, di aver fatto tutt’altro! ….in un paese contraddittorio e confuso come il nostro non di rado capita di imbattersi in grotteschi esperimenti contro il “principio di non contraddizione”!
In realtà, ciò che non è andata giù a questa classe di spugne imbevute di alcool politichese ed erudito è proprio il fatto che questo film abbia palesato una profondità di veduta, di introspezione e di analisi del presente che non si concilia affatto con quel perverso spirito gossipparo che “anima” le loro miserevoli analisi socio-politiche. Il film, dunque, è stato criticato proprio per quegli elementi che i suoi denigratori non sono riusciti a scorgere e comprendere nell’opera: una grande vitalità di fondo, una indefinibile tristezza per l’affievolimento della spiritualità nel mondo di oggi, quel conseguente senso nichilistico che tutto ciò fa sorgere nel nostro animo e la speranza di un suo superamento. Sì, dunque, si può ben parlare di filosofia, anche di fredda filosofia se si vuole; ma quale seria analisi può essere condotta senza la freddezza intellettualistica del suo autore?! …..Il capolavoro di Sorrentino, insomma, viene accusato per quello che “non ha” piuttosto che essere apprezzato per quello “che è”! ….e, in una società in cui l’avere, l’aspettarsi qualcosa è più importante dell’essere, ciò non deve stupire.
Questi gossippari della “politica”, della “società” e dei “sentimenti”, che nascondono questa loro reale quanto miserevole natura proprio nell’ipocrita affaccendarsi critico nei confronti di quelle fatue categorie umane, avrebbero voluto che nel capolavoro di Sorrentino apparissero, sotto le mentite spoglie della finzione cinematografica, quegli stessi personaggi di cui quotidianamente sono schiavi, verso i quali fintamente esercitano il loro “fare critico”, su cui fondano le proprie speranze di “sopravvivere” come tanti esangui vampiri attorno ai loro “dracula”. Avrebbero desiderato, dunque, un altro tema di discussione per quei loro sensi tanto stanchi da poter essere sollecitati, ormai, solo da overdose di “bla-bla-bla…”, come direbbe Jep Gambardella. Un invito alla introspezione, al profondo, invece, come è il capolavoro di Sorrentino, non scalfisce minimamente la loro armatura sociale. In sostanza, inconsciamente, questi “critici” non perdonano a Sorrentino il fatto che, invece di far apparire quelle “icone sacre” a cui essi sacrificano il proprio vivere quotidiano, abbia posto sulla scena proprio loro, i “devoti”, in tutta la loro fatuità e superficialità di prospettiva!
Quindi, è proprio questa miserevole figura d’uomo che Sorrentino ha evidenziato, il vuoto nella sua testa, quella stessa testa “laureata” che riesce a trovare un “senso” proprio e solo in quegli uomini ed apparati che glielo hanno sottratto, quella sua stolta idea di essere sul “pezzo sociale”, credendo grottescamente di seguire le orme del “senso” e dell’intelligenza, quando egli, invece, appende il proprio essere sulla corda del vuoto assoluto!
E’ proprio di tali nature che, in maniera subliminale, si parla in questo film e, sebbene la loro obnubilata coscienza non lo comprenda, il loro inconscio si contorce sotto i colpi della verità da cui sono stati investiti.
Ma il film di Sorrentino si presta anche ad un equivoco di fondo che, non risolto, può far incorrere la maggior parte del pubblico nel rischio di non vedersi coinvolto in quel vuoto esistenziale di cui si parla. La metafora della stanca società di ricchi romani, escogitata dal regista, può, infatti, indurre coloro che ad essa non appartengono – ovvero, la quasi totalità degli individui – a scagliarsi contro quella come un nemico, esteriore e ben visibile, da abbattere quando, in realtà, quel nemico è anche dentro di loro. Si obietterà che la mia sia una forzatura che non regge su niente, ma non è così!
Il vortice della mondanità, dell’effimero, ovvero del vuoto assoluto, è da immaginare metaforicamente come un grande teatro in cui ai benestanti sono riservati i posti migliori e alla plebe i restanti. Tutti partecipano dello stesso spettacolo. Per uscire dalla metafora, se per i ricchi l’effimero, il “bla-bla-bla….” si manifesta con lo sfarzo di feste in ville milionarie, nella media borghesia e nel proletariato esso prende corpo in quella sua versione a basso costo rappresentato dalle banalità televisive – come i reality show – e di altri media.
Sullo sfondo di questo gigantesco teatro della società attuale c’è, dunque, la folla di un popolo che quella stessa “intellighenzia fatua” ha trascinato entro i confini di una epocale miseria spirituale, in quella che si va profilando come la più grande tragedia dell’Italia contemporanea: l’affermazione del non senso!

Giuseppe Albano

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4 thoughts on ““LA GRANDE BELLEZZA” CONTRO “LA GRANDE BRUTTEZZA”

  1. Un’analisi profonda quanto realistica. Credo che siano proprio quelli che nella loro vita non vanno oltre le apparenze, che il massimo della cultura vedono in cosiddetti reality show, che in fin dei conti sono stati proposti proprio dalla società in cui viviamo, ad alzare di più la voce contro il bellissimo film di Sorrentino. E’ facile criticare. Se guardassero di più dentro se stessi capirebbero di avere torto. Buona serata!

    1. Grazie per il commento! ….ovviamente sono d’accordo col tuo essere d’accordo! 🙂
      Metto sia il tuo blog che quello di Lucia Antista tra “i miei blog preferiti”, sperando di saperlo fare! 🙂

      Ciao!

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