I carnefici della televisione

Da alcuni anni, un branco di sciacalli travestiti da giornalisti, sedicenti sociologi, psicologi, criminologi e quant’altro, ha invaso il territorio della televisione alla ricerca di povere vittime e perversi carnefici di episodi di cronaca nera, affamati come sono di un pericoloso impasto di voyeurismo, patologico senso del gossip, desiderio di apparire, audience a tutti i costi, ricerca di successo e popolarità.
Questo branco è tanto più pericoloso quanto più impropriamente si autocelebra come soggetto di informazione e dispensatore di analisi sociologiche e psicologiche su tragici avvenimenti familiari che, con una certa regolarità, si manifestano nel mondo di oggi.
Quanto ipocrite risuonano le parole di dolore e preoccupazione di questi falsi predicatori e studiosi, accompagnate da espressioni che si rivelano come maschere vuote di sentimenti autentici, tra sguardi e movenze vescovili, in qualche caso, o atteggiamenti alla James Bond, in altri!
Quanto grottesche ed insipide appaiono quelle pseudo psicologhe e criminologhe, rigorosamente belle e rifatte, truccate come star televisive, mentre si specchiano nei monitor tra una parola di sangue ed una di dolore, tra una lezione di morale ai presunti carnefici e una di indignazione per la crudeltà del mondo!
Uno psicologo vero cerca di individuare le ragioni di tanto accanimento mediatico nei confronti di tali eventi tragici e della loro trasformazione in ignobili programmi di intrattenimento alla pari di fictions e reality show; quì, invece, assistiamo ad una sfilata di sedicenti studiosi dell’animo umano che partecipano, nei ruoli dei peggiori protagonisti, a questa autentica rappresentazione di stupidità e vuoto spirituale, ubriacati di un superficiale desiderio di visibilità, invece di mantenersi sobri e attraversare, in silenzio e con discrezione, l’animo umano.
Questo branco di sciacalli, volendo trasporre quelle realtà tragiche in un finto e superficiale baraccone da reality show, finisce con l’adattare le anime coinvolte in quei terrificanti episodi a ruoli precostituiti e scenari sociologicamente predefiniti, già pronti all’uso e conformi ai tempi e agli spazi televisivi, invece di indagare sulle profondità umane e spirituali che caratterizzano quelle stesse anime, sulle loro storie ed esperienze personali, sulle loro paure e segreti d’infanzia; sulla loro spiritualità. E, così, assistiamo alla trasformazione di persone vere e drammi sociali in una parodia spettacolare del genere umano, dove quelle stesse persone si crogiolano e si inebriano di popolarità, rimuovendo il senso profondo della tragedia che li ha visti come attori autentici del vivere quotidiano e sublimando i propri sensi di colpa in un artificiale intreccio mediatico.
Uno spettacolo senza precedenti di inaudita idiozia, di vuoto e malvagità umana imperversa sotto quelle mentite spoglie di trasmissioni di approfondimento e di solidarietà; un agghiacciante intreccio di autentica voluttà e finta umanità che dà forma ed evidenza ad un circolo vizioso in cui, ai carnefici reali di quelle povere vittime, si aggiungono quelli mediatici nel loro calpestare ogni rispetto dell’umano sentire e vivere.
Vergognatevi!!!

Giuseppe Albano

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