ERRORE COME RISTORO

Nell‘aforisma numero 59 di “Aurora”, Nietzsche propone un bellissimo parallelo tra il cristianesimo e la filosofia metafisica (o, forse, sarebbe opportuno dire semplicemente “filosofia”).
Il cristianesimo, infatti, conduce l’uomo a compiere, nella morale, un salto verso la perfezione così come la filosofia, nella conoscenza, fa un balzo sopra quella miriade di passi intermedi propri della scienza soddisfacendo quella brama di sapere totalizzante ed assoluto.
Questa sorta di ambivalenza che Nietzscha ha sempre mostrato, di fatto, con i suo scritti, nei confronti del cristianesimo è figlia, a mio parere, di una lotta titanica tra quei due elementi che, come dice Jung, caratterizzano la psiche di un uomo: l’introversione e l’estroversione. Non sono convinto sulla conclusione di Jung nell’attribuire a Nietzsche una tendenza prettamente introversa. Penso, invece, che i suoi tormenti filosofici e morali – e che lo hanno reso così magnificamente produttivo – fossero il risultato di quella continua oscillazione tra un tipo e l’altro. Così come sono convinto che egli non sia stato prevalentemente nominalista ma che abbia cercato di mediare tra un eccesso empiristico, che aveva condotto all’utilitarismo, e un eccesso di razionlismo che aveva portato l’uomo ad un esagerato astrattismo.
Il filosofo, infatti, in questo aforisma, ancora una volta pone in evidenza quella duplice necessità umana di essere scientifici e artisti. Da un lato, l’ineludibile percorso della rigorosa verifica scientifica, dall’altro, il salutare (errore) nel balzo verso un costruttivo principio di specie. D’altra parte, Nietzsche è stato sempre un distruttore-costruttore.
Nietzsche, in fondo, è stato un sublime analista:


Errore come ristoro.Si può dire ciò che si vuole: il cristianesimo ha voluto liberare gli uomini dal peso delle esigenze morali con il suo credere di indicare una via più breve alla perfezione: proprio come alcuni filosofi si illusero di potersi liberare della faticosa, lunga e complicata dialettica e della racolta di dati di fatto rigorosamente verificati e rinviarono ad una «via regia alla verità». In entrambi i casi si trattò di un errore – ma certo anche di un grande ristoro per coloro che si trovavano nel deserto spossati e in preda alla disperazione.

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