LA FILOSOFIA COME PERICOLO

“I medici del volgo ripudiano la filosofia; chi vuole dunque giustificarla si compiaccia di mostrare a qual fine i popoli sani si servono e si sono serviti della filosofia. Nel caso che questo gli sia possibile, persino gli infermi, forse, si renderanno fruttuosamente conto del perché questa sia nociva proprio a loro. Ci sono, in verità, buoni esempi di una salute che può sussistere assolutamente senza filosofia o con un uso alquanto moderato e quasi giocoso di essa; così i romani vivevano, nella loro migliore età, senza filosofia. Ma dove si troverebbe l’esempio della infermità di un popolo al quale la filosofia avesse restituito la perduta salute? Se mai essa si è manifestata soccorrevole, salvifera, preservatice, è stato tra i sani, i malati li ha costantemente resi ancor più malati. Se mai un popolo mostrò i segni della disgregazione e con inerte tensione si tenne collegato ai suoi singoli membri, non fu mai la filosofia a riannodare più saldamente questi individui al tutto. Se mai qualcuno fu propenso a starsene in disparte e a dedurre intorno a sé la siepe di chi di se stesso è pago, sempre la filosofia fu pronta ad isolarlo vieppiù e, con l’isolamento, a distruggerlo. Essa è pericolosa, laddove non è nel suo pieno diritto: e soltanto la salute di un popolo, ma neppure di ogni popolo, dà ad essa questo diritto.”

Nietzsche, da “La filosofia nell’età tragica dei greci”.

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