POE E LA SUA TEORIA SULL’UNIVERSO

Pochi sanno, anche tra gli abituali lettori di Edgar Allan Poe, che il genio americano scrisse un poema – così egli definì la propria opera – intorno all’idea dell’universo materiale e spirituale; della sua essenza, della sua origine e della sua creazione, nonché della sua condizione attuale e del suo destino, per usare le sue stesse parole.
Non deve meravigliare questo suo tentativo titanico di abbracciare con un solo sguardo l’interezza del mondo, né il fatto che egli, più filosoficamente che scientificamente, abbia preteso di fornire un perché e non solo un come relativamente all’origine, alla struttura e al destino dell’universo, gettando, dunque, lo sguardo oltre l’elemento conoscitivo di cui pure si è servito, ovvero la teoria newtoniana. E’ tipico, infatti, di tutta la sua opera letteraria dell’orrore – o, forse, sarebbe meglio dire dello stupore – la volontà di penetrare nel più profondo delle cose, cercando di individuarne il senso attraverso l’analisi di quelle stesse meccaniche fisiche e psicologiche per mezzo delle quali esse si manifestano e si evolvono. Emblematici, in tal senso, i suoi racconti polizieschi o “del raziocinio” che vedono protagonista il suo alter ego Auguste Dupin nell’intento di risalire al quadro logico dell’evento criminoso in esame, incastonando indizi (fatti) apparentemente indipendenti gli uni dagli altri in un mosaico perfetto attraverso un ragionamento di tipo analitico – che alterna, cioè, il momento induttivo, che parte dai fatti singoli per risalire alla loro causalità, a quello deduttivo, che segue l’ordine inverso -.
E’ con questo spirito, intuitivo ed analitico ad un tempo – che gli fa preferire, come afferma proprio nel celebre prologo ai “Delitti della Rue Mourge”, il gioco della dama a quello degli scacchi – che Poe affronta quella che è forse la sua avventura letteraria più significativa ed ardita, sebbene la più misconosciuta.
Al netto di alcuni inevitabili errori scientifici, questo poema in prosa, scritto con quelle stesse straordinarie capacità poetiche e quello stesso strabiliante spirito d’osservazione che illuminano i suoi celebri racconti, rappresenta una visione dell’universo, inteso nella sua accezione più profonda (non solo fisica), davvero affascinante e foriera di riflessioni molto profonde.

Ecco l’inizio del poema che, sono convinto, affascinerà così tanto gli appassionati dell’argomento da indurli a procurarsi il libro:

«E’ con umiltà veramente sincera, anzi con un certo sentimento di soggezione, che scrivo le prime parole di questa opera, perché io avvicino il lettore al più solenne, al più esteso, al più difficile, al più augusto fra tutti gli argomenti concepibili.
Quali parole potrò trovare, sufficientemente semplici nella loro sublimità, e sufficientemente sublimi nella loro semplicità, per la mera enunciazione del mio tema?
Io mi propongo di parlare DELL’UNIVERSO FISICO, METAFISICO E MATEMATICO, DELL’UNIVERSO MATERIALE E SPIRITUALE; DELLA SUA ESSENZA, ORIGINE E CREAZIONE, DELLA SUA CONDIZIONE PRESENTE E DEL SUO DESTINO.
Sarò inoltre così temerario da sfidare le conclusioni di molti uomini fra i più grandi e giustamente riveriti, mettendone così in discussione la sagacia.
Lasciate che esponga per cominciare con la maggiore chiarezza possibile non il teorema che spero di dimostrare (poiché nonostante quanto asseriscono i matematici non vi è, a questo mondo almeno, nulla di simile a una dimostrazione) ma l’idea dominante che, nel corso di quest’opera, cercherò di tratteggiare.
La mia idea generale è dunque questa: NELL’UNITA’ ORIGINARIA DELL’ENTE PRIMO RISIEDE LA CAUSA SECONDARIA DI TUTTE LE COSE, E IL GERME DEL LORO INEVITABILE ANNICHILIMENTO.
Per illustrarla, mi propongo di fare un esame dell’Universo che la mente umana sia realmente in grado di seguire, ricevendone un’impressione unitaria».

Giuseppe Albano

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