L’UOMO E LA SUA OMBRA

“L’uomo e la sua ombra” è l’opera filosofica che, sulla scia di Cartesio, santifica la duplicità umana – quell’ineludibile dicotomia di soggetto e oggetto in cui consiste il pensare – innalzando l’uomo a vera essenza della vita, ovvero identificandolo con quell’essere autentico che la metafisica ha sempre posto fuori dal mondo fenomenico, in contrapposizione al divenire, e conseguentemente oltre e contro l’uomo stesso.

In quanto tutt’uno con la Ragione, che è correlata proprio a questa duplicità, l’uomo rappresenta l’essere per antonomasia. Il Pensiero, tuttavia, pur manifestandosi secondo il rapporto soggettooggetto, non si esaurisce in quella semplice dicotomia, cosa che ci renderebbe simili agli animali, ma necessità dell’alternarsi di quei due momenti opposti nella loro indeterminatezza, cioè come soggettività assoluta e oggettività assoluta; cosicché l’uomo si prefigura come un pendolo che oscilla tra due eternità. Quella duplicità di soggetto e oggetto rinvia pertanto ad una duplicità di livello più alto, e il pensare consiste proprio in questo gioco di rimando. L’uomo è quell’evento primigenio senza il quale la vita non avrebbe avuto alcun senso se è vero, come è vero, che il “senso” stesso, alla stregua di qualsivoglia concetto espresso con il linguaggio, al di fuori della coscienza non esisterebbe. E non esistendo nulla oltre l’esistenza stessa – una tautologia, questa, che necessariamente dobbiamo presupporre se non si vuole cadere in una assurda contraddizione – l’uomo, in quella sua peculiarità di individuo pensante, va visto come l’essere nell’essere. La duplicità umana rappresenta pertanto proprio quella funzione ontologica tanto inseguita dai filosofi di ogni tempo. L’uomo è un salto quantico e non un semplice anello nella lunga catena evolutiva dell’Universo. Semmai, l’uomo, come Prometeo, è colui che ha spezzato quella catena.
Emerso dunque dalla Natura come un essere primigenio, l’uomo, facendosi interprete massimo delle sue Leggi, ha cominciato a modellare l’esistenza secondo i più profondi criteri creativi, palesandosi così come l’essere per eccellenza, con i veri crismi dell’ontologia, come la cosa in sé. Tuttavia, per quanto paradossale ciò possa apparire, proprio nell’epoca contemporanea, dove quel suo potere si è enormemente amplificato con gli strumenti della tecnica, l’uomo corre il grosso rischio di venire appiattito da un mostro sociale che, sfuggito al controllo del suo creatore, si autorigenera meccanicamente secondo leggi che sembrano estranee all’individuo, omologandolo a schemi precostituiti. E così, beffardamente, dopo essersi affrancato dalla Natura, come Prometeo dagli dei, diventando il dominatore e il vero promulgatore delle Leggi del Mondo, l’uomo sta risprofondando in una nuova situazione di sudditanza che sembra riportarlo a quello stadio di animalità inconsapevole dei tempi remoti, una animalità regolata, questa volta, da leggi appartenenti ad una sorta di seconda natura, ovvero quella società da lui stesso voluta. Quell’essere metafisico che i filosofi vedevano fuori dal divenire sembra riapparire paradossalmente proprio nel mondo voluto dall’uomo, e anche questa volta come una essenza che va oltre la sua capacità di comprensione; praticamente, una sorta di metafisica e ontologia sociale. E’ arrivato così il momento, la necessità, di promuovere un nuovo umanesimo. E quest’ultimo è il secondo tema dell’opera, più propriamente letterario, tuttavia strettamente unito al primo. Come ad onorare questa duplicità di fondo, in cui si manifesta l’umanità nei suoi momenti di ascesa come in quelli di caduta, l’opera si sdoppia in una parte filosofica ed una poetica, con i due momenti espressivi che costantemente si rincorrono, come apparentemente ed ineludibilmente si rincorrono l’uomo e la sua ombra.

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