NIETZSCHE E IL NAZISMO

Il blogger Lorenzo Cortesi, sul suo bel blog Philosophica, ha pubblicato un articolo su Nietzsche in cui il grande filosofo tedesco viene additato come un antesignano, sebbene inconsapevole, della mostruosità nazista. Un’idea del genere va necessariamente rifiutata e attentamente confutata nella sua essenza, in quanto frutto di una clamorosa incomprensione del pensiero del filosofo e, presumibilmente, della sua idea di “oltre uomo”.

A parte il fatto che l’elemento dell’inconsapevolezza, addotto per il presumibile pudore di non voler infangare oltremodo il nome di Nietzsche, non avrebbe alcuna importanza alla luce di una eventuale coincidenza tra il pensiero del filosofo ed il nazionalsocialismo – in sostanza, non sarebbe una scusante – bisogna contestare col martello, parafrasando proprio Nietzsche, l’idea di una tale coincidenza, per la semplice e pura circostanza che non c’è e non ci può essere pensatore più lontano dal nazismo di Friedrich Nietzsche. Il filosofo dell’Eterno ritorno dell’Eguale aveva sì, per certi versi, profetizzato il nazismo, tuttavia non come espressione di una sua volontà e speranza, ma, al contrario, come suo più grande timore. Nietzsche, infatti, nell’unione tra quel grigiore burocratico della Germania statale del suo tempo, sostenuto da una idea cristiana di pacificazione che nascondeva, in realtà, un “risentimento” verso i più forti, e quella borghese società capitalistica che cominciava ad imporre modelli sempre più sovraindividuali – anche agli stessi forti – aveva intravisto, da un lato, una inevitabile ed inesorabile progressione verso la massima omologazione possibile, e, dall’altro, l’ineludibile conseguenza di un’esplosione deviata e perversa degli istinti, scientemente quanto spregiudicatamente incanalati in quel circolo vizioso rappresentato dal rapporto merce-danaro, alla base della società di mercato, nella quale gli uomini si erano svestiti della loro essenza per assumere i connotati sociali di compratori e venditori. Una commistione di massificazione e latente perversione che si sarebbe effettivamente tradotta nel nazismo, ovvero nella più grande manifestazione sociale di quel nichilismo contro cui Nietzsche aveva sempre combattuto, e che al proprio sguardo profetico si presentava ora in tutta la sua potenza, come manifestazione non più solo embrionale, cioè nella veste filosofica ed intellettualistica di alcuni individui, ma come forma stessa della società. In sostanza, anticipando Freud, Nietzsche avvertiva, nel suo tempo, l’affermarsi di un eccesso di razionalismo e di schematizzazione del vivere, che invece di favorire la sublimazione delle pulsioni umane nell’arte e nella creatività della scienza pura, le deviava allo scopo di renderle il più possibile al servizio della società capitalistica. E’ vero che Nietzsche – e pure in questo fu profeta – non sopportava neanche le idee socialiste, ma in ragione del fatto che esse in fondo non si pronunciavano contro la dialettica capitalistica ma rappresentavano piuttosto un tentativo di razionalizzare meglio la sua sistematicità, senza coglierne invece l’aspetto sovraindividuale che nascondeva e portava inesorabilmente avanti senza sosta. Ed infatti le società comuniste, nella loro attuazione, hanno manifestato una mostruosità non dissimile dal nazismo, sebbene rispetto a quest’ultimo esse fossero, nei principi, assolutamente agli antipodi. Nietzsche, dunque, fu profeta del nazismo proprio perché lui, consapevole del ruolo umano come massima creatività e volontà di potenza (di vita), aveva avvertito quale mostro avrebbe potuto generare una mente sociale che aveva usurpato quella volontà dell’uomo, che tendeva a sacrificare l’individuo al sovraindividuale. E così il mondo si prefigurava come un mega super io, che avrebbe inevitabilmente scatenato, nel contempo, la più grande delle reazioni perverse dell’es: una società umana contro l’uomo stesso. E che cosa fu il nazismo se non proprio l’espressione culmine di questa colossale (sociale) nevrosi?! Comunque sia, apprezzo il blog dell’autore da me citato.

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