HEGEL SULLA ORGANICITA’ DELLO SPIRITO DIVENIENTE

Nel passo che segue, Hegel usa una metafora naturalistica, quella della pianta che diviene prima fiore e poi frutto, per far comprendere la sua tesi “organicistica” del pensiero (una tesi biologica derivata da Aristotele), secondo la quale ogni nuovo sistema (filosofico), pur sviluppandosi in contrapposizione a quello precedente, il quale si dilegua nella superiorità del nuovo stadio, lo mantiene in sé, come momento necessario al suo stesso divenire. In sostanza, è vero che un nuovo sistema filosofico soppianta quello precedente, nel suo rappresentare una verità più alta e altra, tuttavia esso preserva il primo come proprio elemento ineludibile, poiché ogni stadio dello sviluppo del pensiero può sorgere solo attraverso una lotta dialettica con quello che lo precede, che pur rappresenta una organicità compiuta, sebbene di livello inferiore. Un frutto è organicamente superiore al fiore da cui prende corpo, però rimane il fatto che anche il secondo rappresenta una interezza costituita dalla sistematica relazione di più parti, nonché un momento necessario nello sviluppo del primo. Secondo Hegel, tuttavia, l’intelletto, essendo abituato a vedere i singoli sistemi filosofici nella loro unilateralità, nel loro contrapporsi come entità e momenti a se stanti, perde di vista quella dinamica (contrapposizione) dialettica che è necessaria all’evoluzione del pensiero nei suo stadi via via superiori. Da qui, la superiorità della Ragione che coglie lo sviluppo delle cose nel loro divenire organico, un divenire che è poi il suo stesso svilupparsi, essendo la Ragione l’autocoscienza dello Spirito, ovvero del Mondo. Una concezione, questa di Hegel, ingenua quanto tautologica, e che verrà smascherata dall’arguzia di Schopenhauer.


“Il boccio dispare nella fioritura, e si potrebbe dire che quello vien confutato da questa; similmente, all’apparire del frutto, il fiore vien dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità. Tali forme non solo si distinguono; ma ciascuna di esse dilegua anche sotto la spinta dell’altra, perché esse sono reciprocamente incompatibili. Ma in pari tempo la loro fluida natura ne fa momenti dell’unità organica, nella quale esse non solo non si respingono, ma sono anzi necessarie l’una non meno dell’altra, e questa eguale necessità costituisce ora la vita dell’intiero. Ma come, da una parte, la contraddizione verso un sistema filosofico non suole concepire se stessa in tal modo, così, d’altra parte, la coscienza che accoglie in sé questa contraddizione non la sa liberare o mantener libera dalla sua unilateralità, né in ciò che appare sotto forma di lotta contro se stesso, sa riconoscere momenti reciprocamente necessari”.

Hegel, dalla prefazione a “La fenomenologia dello spirito”

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