ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2021: VINCONO I PARTITI

Purtroppo, in Italia, molti fanno coincidere la corruzione del nostro sistema politico-sociale con il partitismo. E, da qui, quella tendenza del popolo italiano, tipica in una democrazia ancora debole, verso una deriva movimentista, apartitica e populistica. Se è vero, come è vero, che occorre una certa organizzazione finanche per tenere in piedi un semplice circolo di bocce, o per orientarsi quando, da giovani, ci si vuole divertire nelle uscite del Sabato sera, non si capisce come proprio la Politica, ovvero quell’ente che ha il compito di tenere in riga l’intera società civile, macchina statale compresa, non debba essere improntata ad una seria organizzazione, arrivando invece a considerare quest’ultima un fattore controproducente e foriero di atti corruttivi. Lo ripeto, qui si confonde una questione tutta italiana con lo Stato di Diritto in sé. A dimostrazione di quanto sia insostenibile quella equiparazione partitismo-corruzione, c’è il fatto che le due più grandi democrazie del mondo, Stati Uniti d’America ed Inghilterra, si fondano su un partitismo tanto forte che, anche quando emerge un fenomeno movimentista, vedi Trump, esso viene inglobato inesorabilmente in un partito. Non potrebbe reggere una sola democrazia, e più in generale un’entità socio-statale, che si fondasse e reggesse sull’approssimazione di uno spirito movimentista. Una tale concezione delle cose può avere la sua validità, anzi è necessaria, solo nella formazione di uno Stato, come, ad esempio, durante una rivoluzione, non nella sua guida. Un caso emblematico fu lo scontro, nella giovane Unione Sovietica, tra Stalin, organizzatore del partito accanto a Lenin, e Trotzkij, capo dell’Armata Rossa. Mentre lo spirito organizzativo di Stalin permise a questi di reggere l’intera macchina statale, la tendenza movimentista di Trotzkij, che era stata fondamentale nella fase rivoluzionaria e nella conduzione degli ultimi momenti, peraltro concomitanti, della Guerra Mondiale e di quella Civile, si rivelò improduttiva nella politica statale. La fortuna politica di Stalin consistette proprio nel fatto che, dopo la morte di Lenin, il grande organizzatore del Partito Bolscevico, gli rimase come rivale Trotzkij, dallo spirito tipicamente movimentista, che pure era stato fenomenale nella creazione dello Stato e nella gestione dell’esercito – ovvero in quelle fasi di rivoluzione e di guerra – ma deficitario in quelle gestionali.

La Politica è una cosa seria, e questa cosa seria non può che fondarsi sui partiti.

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